| Evan P.O.V.
C'era qualcosa che non andava. Non ne era certo, a dire il vero. Era più una sensazione, un'inquietudine. Ma c'era qualcosa che non andava. Se lo sentiva. Oh, il suo lavoro... era riuscito a creare quella bambina, quel progetto a cui lavorava più o meno da quando era scienziato. La vedeva muoversi, le insegnava ciò che poteva, osservava le sue reazioni. Ed era assolutamente come voleva fosse. Perfetta. Ma allora perchè sentiva quella strana... inquietudine? Eppure, se da una parte non se la sentiva di ammettere apertamente di avere un problema, dall'altra era certo che QUALCOSA era sbagliato. Era riuscito a realizzare il suo progetto più ambito. E allora perchè non riusciva più a fare qualsiasi altro lavoro? Si distraeva. Oppure cominciava ad avvertire dolori da qualsiasi parte del corpo. O, ancora, non riusciva a concentrarsi perchè c'era un rumore. Un rumore. Veniva sconcentrato da un rumore qualsiasi quando, normalmente, riusciva a sopportare Keef. E distrarsi... distrarsi LUI? ADORAVA il suo lavoro. Amava fare lo scienziato. Come poteva sconcentrarsi?! Come poteva vagare con la mente mentre faceva ciò che più amava?! E se tentava di ignorare tutto, se si intestardiva su un suo lavoro ancora da completare... venivano.. gli ALTRI. Avevano sempre rotto le scatole. Si erano sempre presentati mentre lui tentava di lavorare, ed avevano sempre cercato di piantarlo davanti alla televisione, ingoiando chili e chili di gelato e guardando le puntate più lacrimevoli di Beautiful. Ma in quei giorni stavano VERAMENTE esagerando. Niklas. Bastava la sua presenza a fargli pensare ad altro, anche se, doveva dargliene atto, era uno di quelli che cercava di distrarlo il meno possibile. Andrè. Sembrava un radar. Iniziava un lavoro e cinque minuti dopo appariva alla sua destra, cominciando a parlare. A dire il vero, la presenza di Andrè faceva soltanto in modo che Evan s'infuriasse e lo cacciasse fuori di forza, ma aveva un effetto nel tempo. Non riusciva più a lavorare bene per il nervoso. Keef. Oh, aveva classe. Era fra quelli che, ormai, temeva di più. Non c'era un tempo preciso per dire quando appariva, ma quando c'era non si poteva più stare in pace. Si attaccava e cominciava a blaterare degli alieni, e non si poteva più staccarselo di dosso. Ma nessuno poteva competere con Tika. Doveva avere una luce che si illuminava da qualche parte quando Evan cominciava anche solo a PENSARE di lavorare, visto che, di solito, appariva e cominciava a parlare e a distrarlo. Doveva essere una compagnia irresistibile. Voleva lavorare. DOVEVA lavorare. E, fortunatamente, Tika non gli era apparsa alle spalle. Il laboratorio era il suo posto preferito, quindi tutti sarebbero andati la a cercarlo. Odiava la mensa, e quindi sarebbe stato il secondo luogo dove chiunque sarebbe andato a cercarlo. La biblioteca. Un luogo la cui esistenza era, per Evan, un semplice dato di fatto, non una cosa di reale importanza. Viste poi le considerevoli dimensioni, era anche possibile nascondersi. Lo scienziato prese il respiro, guardandosi attorno per vedere se c'era un qualche pericolo, quindi, con tratto esitante, prese a scrivere. DOVEVA LAVORARE. Doveva! |